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La Puja

Che cosa significa la parola Puja? Questo termine sanscrito viene impiegato per indicare ciò che ha a che fare con l’adorazione della Divinità, sia che si parli del rito in sé, sia dell’offerta devozionale, ma si usa puja anche quando si fà riferimento a un altare, un luogo dove si pratica la cerimonia.

Ho pensato che fosse interessante approfondire questo concetto, che mi affascina da sempre, così ho rivolto qualche domanda a una cara amica, la yogini Francesca Lisci, che officia quella che viene chiamata Agni Homa, la Puja del fuoco, una pratica antica e potente. Ecco di seguito una breve presentazione di Francesca e l’intervista alla quale, con molta passione e generosità, ha risposto. Grazie Francesca!

 

Francesca LisciIniziata alla Tradizione del Tantrismo Shakta dal Maestro Shri Param Eswaran di cui è allieva diretta, Francesca Lisci ha ricevuto l’invito a trasmettere le pratiche del Para Tan in Europa e nel mondo. E’ anche insegnante di hatha yoga. Nata e cresciuta in Sardegna, attualmente vive a Parigi, dove opera per la diffusione di questa via millenaria per l’espansione della coscienza e la guarigione interiore. E’ incaricata della scrittura di un libro in relazione diretta con il Maestro, affinché sia reso più accessibile a tutti l’avvicinamento all’arte spirituale del Para Tan. La sua formazione e il suo lavoro nell’arte, rendono il suo approccio all’insegnamento pieno di creatività e passione. Dai tesori ricevuti grazie alla pratica spirituale, deriva la profonda gratitudine e il grande amore per la condivisione.
 
 

INTERVISTA A FRANCESCA LISCI

 
Quali sono le origini della Puja del Fuoco?
Agni Homa, la puja del fuoco, è una pratica tantrica ed è parte essenziale del Para Tan – Inner Shakti Yoga, arte spirituale che mi è stata trasmessa dal Maestro Shri Param Eswaran, a cui va la mia gratitudine. Questo rituale nasce in India ed è antico quanto la via del Tantra; ha dunque certamente una storia millenaria ma è difficile datarne la nascita in modo preciso, le sue origini si perdono nella notte dei tempi. In numerose culture e tradizioni, il fuoco è da sempre considerato il mediatore tra le divinità e l’essere umano; nel Tantra è l’elemento che risveglia nell’uomo la consapevolezza di essere il microcosmo in cui si riflettono, come in uno specchio, tutte le forze e i movimenti del macrocosmo. In altre parole risveglia la coscienza di Unità, di appartenenza alle leggi magiche dell’Universo.

 

La parola puja significa “adorazione della divinità”, ma con questo vocabolo si indicano, sia l’altare, sia il rito in sé, sia l’atteggiamento devozionale. E’ così nella tua esperienza? Esistono altri tipi di puja?Puja 03
E’ così, con una precisazione: in realtà, anche quando si utilizzando invocazioni o nomi delle divinità, non è mai il Dio o la Dea all’esterno che si ricerca; i nomi delle divinità infatti, non sono altro che espressioni per indicare le specifiche funzioni che l’energia ha nell’universo, e quindi di riflesso anche nel nostro corpo. Il Tantra infatti insegna che: “in verità, ogni corpo è l’Universo”. Così ad esempio, invocando Agni Deva (il Dio del Fuoco) ci connettiamo all’energia/potere di trasformazione presente nel cosmo e attiviamo la stessa energia/potere presente nel nostro corpo. Agni Homa accende il presentimento della divinità all’interno.
 
Perché si pratica?
Oltre che trasformazione il fuoco è anche anche luce: ci permette di svelare l’illusione, di vedere al di là dell’apparente molteplicità delle forme, di percepire l’essenziale, di conoscere. La sue fiamme accompagnano la coscienza verso stati vibratori elevati. La Kundalini, la preziosa energia nel percorso spirituale, la forza che integra la coscienza individuale in quella universale, era anche chiamata Agni, Fuoco. Agni Homa é una pratica di celebrazione della magnificenza della Vita; un ringraziamento, un’offerta, mai una richiesta.
 
Puja 04In cosa consistono le offerte?

Sono offerti al fuoco alcuni tipi di legno, alimenti come riso con curcuma, ghee (burro chiarificato), olii, miele, latte, yoghurt, zucchero, spezie, havan samigri (un mix di 36 erbe speciali), petali di fiori, etc; il fuoco prende l’essenza sottile delle offerte e le consegna alla Coscienza Suprema. Anche i pensieri e le energie sono offerti alle fiamme: quelli positivi vengono accresciuti e magnificati, quelli negativi vengono neutralizzati.
 
Puoi descriverne alcuni effetti?
Agni Homa ha il potere di purificare gli ambienti e di creare nell’aura di chi lo pratica una protezione energetica, fondamentale per il mantenimento o il miglioramento della salute fisica, psichica ed emozionale, soprattutto in tempi di forte inquinamento atmosferico e di confusione spirituale come quelli che stiamo vivendo attualmente nel Kali Yuga. Questa pratica facilita la connessione del corpo sottile con il corpo fisico e dona luce all’anima. Poco al di sotto dell’ombelico si trova un centro energetico dove risiede il vero cuore dell’essere. L’energia universale entra nell’ombelico attraverso il cordone ombelicale, ed è qui che tutta la storia karmica é registrata. Il rituale del fuoco favorisce la liberazione di questo centro da eventuali tossine, blocchi, contrazioni.
 
Come si allestisce l’altare?Puja 05
Per il rituale si utilizza un ricettacolo per le offerte chiamato kund, ma può essere utilizzato anche un semplice braciere; il fuoco è arginato da dei mattoncini in modo da formare una figura geometrica, che può essere un quadrato o avere un’altra forma ispirata alla geometria sacra. All’interno si può posizionare il tridente di Shiva. Le offerte sono invece sistemate tutte intorno in appositi contenitori generalmente di terra cotta, rame, o altri metalli.
 
Come ti trasforma l’esperienza della puja (come partecipante o officiante)?
Quello che posso dire della mia esperienza sia come partecipante sia come officiante, è che ci si trasforma per ritornare se stessi. Agni Homa non ci fa ottenere qualcosa, né diventare qualcosa, ma ci riporta alla nostra luminosa nudità. Uno stato vibrante, di enorme bellezza.
 
L’officiante compie gesti particolari e pronuncia delle parole? La sua mano viene considerata mano divina?
L’officiante utilizza mantra e mudra, e per le offerte compie un gesto particolare portando prima la mano al petto e poi verso il fuoco; non solo la sua mano, ma tutto il corpo è il veicolo e il tempio della divinità; è la divinità stessa. Nel Tantra il corpo non è una realtà da trascendere, ma il laboratorio alchemico in cui esistono tutti gli strumenti e i processi per la realizzazione spirituale. Grazie a ciò che è immanente – il corpo dell’officiante e di tutti i partecipanti, il fuoco, gli oggetti utilizzati, le offerte – si risale all’essenza e la meta di tutta la conoscenza, al contatto col principio trascendente, il Mistero ultimo. Al termine di ogni offerta si recita il mantra Swaha, che significa “io offro”.
 
Che cosa sperimenti?
Mi piace condividere la storia della mia prima notte di Agni Homa, perché da allora, ogni volta è sempre una prima volta. La disponibilità ad entrare nello sconosciuto, è l’unico “requisito” per poter fare delle scoperte e approcciarsi a questo rituale. Ho pianto per tre ore di fila, così tanto da che ho temuto di inzuppare anche l’aria. Più che vicino al fuoco, Puja 01 mi sentivo immersa nel centro immobile di me stessa, ma in tempesta. Ancora oggi, non conosco la ragione di quel piangere. E questa è la cosa più importante. La mia mente, per tutta la durata di quelle tre ore, ha lasciato spazio ad una forma di presenza non mentale, in cui la coscienza è stata libera di esprimersi e di manifestarsi in tutto il suo incanto e in tutta la sua potenza. Erano lacrime di miele, in cui si celebrava il passaggio da uno stato solido e denso della materia, ad una dimensione liquida, quella del flusso inarrestabile del vivere. Ho sentito scorrere dentro di me tutta la bellezza e il terrore dell’universo e il mio ombelico ha iniziato a pulsare come se fosse il centro di milioni di cuori. Quella notte fu l’iniziazione ad un fuoco che non mi ha mai abbandonato, che brucia e si manifesta in forme misteriose e imprevedibili; insieme al fuoco e al suo calore, anche la freschezza di quelle lacrime è rimasta. Non posso neanche dire che fosse un pianto liberatorio, ma piuttosto un pianto che ha rivelato che non c’é niente di cui liberarsi: la Vita è perfetta così com’è. Brucia e rinfresca allo stesso tempo.
 
Trovi che la ritualità possa essere vista come una forma di meditazione?
Quando la ritualità è vissuta nella presenza del qui ed ora, certamente è meditazione. E’ bene quindi specificare che la ritualità di cui stiamo parlando non è fatta di atti esteriori e superficiali, ripetuti i modo automatico o formale, ma è l’espressione di un movimento interiore, a sua volta riflesso di ciò che è inamovibile, essenziale. Ancora una volta è il Mistero ultimo della pura coscienza che si manifesta nella sua assoluta libertà, quindi anche quella di diventare esistenza, esprimendosi come rituale. E noi, quando partecipiamo totalmente al rituale, siamo uniti a Lui, siamo in meditazione, siamo Lui, siamo presenza.
 
Il rituale, come lo è Agni Homa, ha una storia millenaria e non è un caso che sopravviva ancora oggi; puoi dirci qualcosa a riguardo?
Il rituale ha profondamente a che fare con il nostro funzionamento: agisce sulla parte antica del cervello, precisamente sull’area sede del senso di aggressività, del territorio, della gerarchia sociale. Smorza le paure e le resistenze dell’ego, pacificando le spinte più istintuali che offuscano la coscienza di unità. Il rituale è impregnato di magia ancestrale e ha il potere di metterci in contatto con la nostra parte profonda; sopravvive al tempo, perché non é legato al tempo, ma alla nostra essenza immutabile ed eterna. In realtà è la corteccia cerebrale, la parte che risponde più sensibilmente alle pratiche spirituali; ma fino a quando ci sarà un’ostinazione del cervello antico all’apertura all’esperienza, anche la corteccia sarà meno predisposta agli stimoli. Possiamo inoltre considerare il rituale come una leva che amplifica un’energia che emana dall’interno; in esso agisce una forza mistica spesso sconosciuta allo stesso officiante, che non ha bisogno di sapere, ma di lasciar essere. Agni Homa è, come molti rituali tantrici, una pratica segreta a se stessa; e tuttavia la sua magia è accessibile a chiunque desideri con cuore sincero mescolarsi ad essa.
 
La consiglieresti ad un principiante che si avvicina alla pratica dello yoga?
 La consiglierei ad un principiante perché in questa via non esistono principianti o avanzati, non ci sono livelli; l’attivazione del fuoco della coscienza è una possibilità di tutti. Se si parla di attitudine invece, quella più favorevole è proprio quella del principiante, ovvero quella di chi sa di non sapere; innocenza, curiosità, umiltà. Ad ogni modo, non c’è da preoccuparsi: l’unica certezza è che non “sappiamo” mai niente.
 
Qual è il momento ideale per questa pratica?
Ci sono momenti speciali in cui la pratica acquista particolare potenza: al calar del sole, all’alba, durante i solstizi, nelle notti di luna piena o di luna nuova, ad esempio. In queste fasi, attraverso Agni Homa, partecipiamo attivamente al ritmo della luce e dell’ombra, e alla danza celeste. Nutriamo il nostro corpo energetico delle energie del cosmo, e inviamo al cosmo le nostre: non c’è separazione.
 
Quali consigli pratici puoi dare a chi volesse costruire in un angolo di casa propria una puja?Puja 06
Si può scegliere di dedicare uno spazio, anche piccolo purché sia ispirante e in risonanza con il nostro sentire, in cui allestire l’altare e per le pratiche. Si possono utilizzare incensi e oggetti come yantra, statue, immagini, cristalli, fiori. In nessun caso si tratterà di adorazione di oggetti divinizzati, ma di pratiche per energizzare la materia, per stabilire un collegamento tra mondo materiale e spirituale, e, ancora una volta e soprattutto, per risvegliare la divinità in sé. La puja, ancora prima che un altare esteriore è l’altare interiore, è lo spazio dentro di noi a cui diamo il nome di disponibilità. E per questo non ci sono regole da seguire, c’è solo un unico ingrediente, irrinunciabile, di cui infondere ogni cosa: una tripla dose di passione.
 
Namaste

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