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Lapislazzuli

Il blu dei Lapislazzuli nei cieli di Giotto. Natività, Basilica Inferiore di San Francesco, Assisi.

Il nome Lapislazzuli deriva, secondo alcuni, dall’arabo lazuward, “azzurro”
, trasformato poi dal latino medioevale in lapis laziali, “pietra del lazulum”. Altri individuano la sua origine nel persiano lazur, “azzurro”. Sumeri e Babilonesi lo associavano agli dei e lo usavano per fabbricare i sigilli cilindrici impressi sui documenti. Per Assiri e Persiani per il colore, azzurro con macchie bianche e dorate, simboleggiava il cielo stellato. Presso gli Egizi, era la pietra sacra a Iside e usata per realizzare scarabei sacri. Secondo alcuni le Tavole della Legge consegnate a Mosè, che le Sacre Scritture dicono essere di zaffiro, dovevano essere in realtà di lapislazzuli. Plinio il Vecchio, lo definiva “un frammento di cielo stellato“. Durante il Medioevo e il Rinascimento, fu impiegato per realizzare un pigmento molto apprezzato dai grandi pittori dell’epoca: il blu oltremare. L’intrepido esploratore veneziano, Marco Polo descrive minuziosamente le miniere di lapislazzuli in un resoconto di un viaggio risalente al 1271. Il Lapis è considerata la pietra dell’amore e dell’amicizia. È indicato per vincere stati di angoscia e depressione. È in grado di migliorare la circolazione, rafforzare la vista e combattere l’anemia.

Chakra: VI Ajna (Fronte)
Segno zodiacale: Sagittario
Bija mantra: Ksham

Japamala in lapislazzuli con minuteria in oro giallo

Altre foto.

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