Samsara Japamala | Nuove foto, antico sapere - Samsara Japamala
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Nuove foto, antico sapere

Yoga_Journal_Italia_2015-03Non sono passate inosservate le nuove foto delle mie Japamala, pubblicate su Yoga Journal di marzo e aprile 2015 (…e presto anche maggio!). Alcuni di voi mi hanno scritto o telefonato per farmi i complimenti, un po’ incuriositi da questa nuova immagine, così ho deciso di raccontarvi i retroscena e il perché di questa scelta.

Da qualche mese stavo riflettendo sul fatto che le mie japamala vengono considerate sopratutto “gioielli da donna”. Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, mi onora che amiche vicine e lontane indossino le mie creazioni come ornamento per la loro bellezza.

Però è sorto in me il bisogno di comunicare che questi oggetti sono per tutti. Vorrei che arrivassero tra le mani di persone diverse, vorrei che a sgranarli e a ripetere il proprio mantra fossero uomini e donne di tutte le età. Prima di tutto perché credo in questa pratica e vorrei che fosse sempre più diffusa: significherebbe che più persone sono sul sentiero della ricerca del Sé.

Come sapete sono anche un’insegnante di Hatha Yoga e così ho pensato di coinvolgere studenti e amici della mia Associazione Culturale Samsara in un progetto fotografico che raccontasse i diversi volti della pratica. Per ora volti maschili, visto che fino ad oggi le mie mala sono state ritratte indossate solo da donne e mi sembrava il momento di cambiare.

immagine pubblicata marzo 2015A dar luce alla mia idea è stato un amico, il fotografo Jacopo Lorenzo Emiliani, che, come me, è uno che ama le cose fatte col cuore. Jacopo mi ha proposto di realizzare i ritratti utilizzando un’antica tecnica fotografica, quella del collodio umido.

Questo procedimento era in auge a metà dell’ottocento, la sua peculiarità è quella di essere totalmente artigianale: ogni lastra impressionata con un’immagine è un pezzo unico al mondo.

Possiamo considerare il collodio il nonno della foto istantanea non replicabile (come la polaroid), ma tutto, all’epoca, veniva fatto in modo manuale: dall’approntare il liquido fotosensibilizzante, il collodio, appunto, una sostanza derivata dal cotone e usata in medicina per cicatrizzare le ferite, che viene mischiato a etere, cadmio e ioduro di potassio, alla preparazione delle lastre da impressionare (dette plate), che potevano essere in vetro o in alluminio nero, allo sviluppo dell’immagine.

Un procedimento lungo e lento, con un alto rischio di errori ed imprevisti. Ho subito pensato che sì, era la tecnica perfetta per fotografare dei veri pezzi unici: i volti di questi uomini e le mie japamala.

Un immenso grazie a Jacopo, Sudu, Dino, Ivan, Frank, Claudio.

Ecco qui un assaggio delle foto scattate da Jacopo, col suo banco ottico Deardoff 10×12 e le foto di backstage scattate da me (con una digitale :)!

 

sudu_jacopo

frank_jacopo

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